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Tra le diverse recensioni di Stella del Mattino segnaliamo quella di Saverio Simonelli per la Compagnia del Libro, programma televisivo e piattaforma web che in passato ha dedicato una certa attenzione al professore di Oxford. Conduttore della trasmissione, Simonelli è estimatore e buon conoscitore di Tolkien. La sua recensione ci pare dunque particolarmente significativa.

Intanto Wu Ming 4 ci fa sapere che il suo romanzo è balzato direttamente al settimo posto nella classifica dei libri più venduti in Italia. Un risultato di tutto rispetto visto che è il libro è uscito qualche giorno fa.

Si è già scritto molto della “annessione” di Tolkien tentata dalla destra italiana nella seconda metà degli anni 70 del secolo scorso. Si trattò di un fenomeno tipicamente italiano, di un avvenimento che contribuì alla emarginazione del professore oxfordiano dall’ambito accademico nonché dai salotti e circoli letterari dell’epoca. E’ pur vero che la conseguente polemica politica e culturale contribuì non poco a fama e diffusione del Signore degli Anelli in Italia. Non certo del tipo di fama anelata dall’autore si trattò, in ogni caso fu un momento significativo della vicenda editoriale del Signore degli Anelli nel nostro paese.

Somma espressione di quel periodo furono i famosi (o famigerati, a seconda dei punti di vista) campi hobbit, veri e propri campeggi a tema organizzati dai giovani che in quei turbolenti anni si identificavano con la destra italiana. A trenta anni di distanza da quegli avvenimenti è stata pubblicata una intervista a Umberto Croppi, all’epoca uno dei principali organizzatori dei campi hobbit. Pur non aggiungendo molto a quel che già si sapeva il documento consente di cogliere una occasione non comune: osservare quegli avvenimenti dal punto di vista di chi vi era attivamente coinvolto e ora, a distanza di tanto tempo, li ricorda non senza un certo disincanto.

Lo scorso gennaio azzardavamo l’ipotesi che il prossimo romanzo solista di Wu Ming 4 avrebbe annoverato tra i protagonisti nientemeno che J.R.R. Tolkien. I Wu Ming avevano lasciato cadere qua e là come briciole polliciniane nomi ben noti della letteratura e della storia inglese del XX secolo. Seguendo la traccia eravamo giunti a confrontare le biografie giovanili di Lawrence d’Arabia, J.R.R. Tolkien e Robert Graves notando alcune sorprendenti coincidenze. In seguito lo stesso autore aveva confermato la notizia in via confidenziale. Stella del mattino, questo il titolo del romanzo, è in uscita il prossimo 29 aprile per i tipi della Einaudi. Dalle note di copertina apprendiamo che anche C.S. Lewis è della partita:

Oxford, 1919. Il Primo conflitto mondiale è appena terminato e una schiera di giovani reduci torna sui banchi universitari. Le ombre dei compagni morti popolano le loro notti, la routine accademica non ha risposte da offrire all’orrore vissuto al fronte. Da un giorno all’altro l’austera quiete dei college è turbata dall’arrivo di T. E. Lawrence, il leggendario «Lawrence d’Arabia». Partito da Oxford come archeologo e divenuto ispiratore della rivolta araba contro i turchi, l’uomo d’azione ha ora un nuovo incarico: scrivere il memoriale della propria impresa. Mentre i ricordi prendono vita, la saga di «Lord Dinamite» si alterna alle vicende di tre sopravvissuti al massacro: John Ronald Reuel Tolkien, filologo e scrittore di racconti; Clive Staples Lewis, studente di lettere che dalla guerra ha avuto in dono una doppia vita; Robert Graves, poeta che tenta invano di affrancare i propri versi dall’incubo delle trincee. L’incontro con Lawrence cambierà per sempre le loro vite, costringerà ognuno a confrontarsi con i propri fantasmi e sarà il punto d’origine di nuove memorabili storie.

L’autore ha dedicato al romanzo un intero sito che pur se in fase germinale si annuncia ricco di informazioni, anticipazioni e notizie sulle origini del racconto. Segnaliamo il notevole Come nasce Stella del mattino che raccontando la genesi dell’opera non manca di introdurre ognuno dei protagonisti. Interessante (e scaltra) la scelta di farci incontrare Lewis, Tolkien e Graves in gioventù, nel periodo degli studi oxfordiani. Una fase della loro vita sconosciuta ai più e piena di opportunità per un narratore che desideri creare “un’opera di fantasia basata sulla documentazione storica”. Il professore di Oxford deve aver dato più di qualche grattacapo all’autore:

[...] Tolkien era il personaggio meno avventuroso e plateale, un tipo tranquillo, tutto in superficie, e per questo è stata una bella sfida ricavare anche per lui un plot che fosse avvincente, una parabola compiuta. In sostanza ho immaginato le avvisaglie di una patologia post-traumatica che mettesse a repentaglio il suo quieto vivere. Come prendere un borghese piccolo e conservatore e metterlo davanti all’imponderabile, all’inconscio, ai fantasmi.

E’ di prossima pubblicazione il quinto volume della serie Tolkien Studies: An Annual Scholarly Review. In questi giorni è possibile preordinarlo su Amazon.com garantendosi uno sconto extra del 5% sul non irrilevante prezzo di copertina.

Abbiamo già scritto di questa collana accademica in occasione dell’uscita del volume precedente. Ci limitiamo a ribadirne i punti di forza: contenuti originali e sempre di ottimo livello, collaboratori tra i migliori e più accreditati (Tom Shippey, Douglas A. Anderson, Verlyn Flieger, Michael C. Drout per citarne alcuni), qualità generale eccellente.

Segue il ricco sommario del Volume 5, pubblicato in anteprima dalla Tolkien Collector’s Guide:

  • Revenge and Moral Judgement in Tolkien, Brian Rosebury
  • Rosebury on Tolkien: A Checklist, Douglas A. Anderson
  • “With chunks of poetry in between”: The Lord of the Rings and Saga Poetics, Carl Phelpstead
  • The Myth of the Ent and the Entwife, Corey Olsen
  • Showing Saruman as Faber: Tolkien and Peter Jackson, James Davis
  • Boromir, Byrhtnoth, and Bayard: Finding a Language for Grief in J.R.R. Tolkien’s The Lord of the Rings, Lynn Forest-Hill
  • Three Rings for-whom exactly? And why? Justifying the disposition of the Three Elven Rings, Jason Fisher
  • Chaucer as a Philologist, J.R.R. Tolkien
  • The Reeve’s Tale (1939), J.R.R. Tolkien
  • Steiner on Tolkien, Ross Smith
  • Tolkien, Oxford’s Eccentric Don (1973) [trans. Ross Smith], George Steiner
  • Book Reviews
  • Book Notes
  • The Year’s Work in Tolkien Studies, David Bratman
  • Bibliography for 2006

Copertina del saggio Alberi e Miti, L\'Arco e la Corte 2007Recentemente è stato dato alle stampe Alberi e miti. In ascolto di J.R.R. Tolkien (L’Arco e la Corte, Bari), di Vito Fascina. Stuzzicati da alcune buone recensioni e intrigati dal sommario abbiamo pensato di sottoporre una serie di domande all’autore. Chi meglio di lui avrebbe potuto presentare il libro ai lettori di Eldamar? Il risultato è l’intervista che segue:

Qualunque sia l’argomento di un libro il lettore desidera saperne di più sull’autore, ciò è vero specialmente nel caso il libro in questione sia un saggio. Può dirci qualcosa su di sé e sulla sua attività?
Da un quarto di secolo insegno lettere nei licei e nella media inferiore: ora al liceo Scientifico S. Simone di Conversano. Ho anche collaborato con la facoltà di Scienze della Formazione per quasi un ventennio. Al profondo amore per la cultura, come veicolo per conoscere e valorizzare la fragile grandezza di ogni uomo, ho sempre unito un’attenzione per la vita pratica, non solo scrivendo libri, ma dirigendo corsi di formazione per presidi, docenti e personale Ata della scuola italiana. Mi sono formato a Milano e in quegli anni Ottanta così vitali per la capitale meneghina ho organizzato decine di eventi culturali e sportivi di grande rilievo come, presso la scuola “Argonne”, una giornata sulla Formula 1 con la presenza di macchine, piloti e tutto lo staff dell’autodromo di Monza. A quel periodo, 1980 circa, è ascrivibile la scoperta di Tolkien, che diviene il mio autore di riferimento accanto a Dante e Manzoni. Negli anni Novanta, in Puglia dirigo per dieci anni il settore Scuola della Telecom e creo la prima dorsale informatica che sperimenta videotel e internet per le scuole del territorio. Dall’inizio di questo decennio mi dedico ancor più agli studi educativi e cerco di offrire per l’Italia uno sguardo più articolato e armonico intorno all’opera e alla vita di Ronald Tolkien.

Venendo a J.R.R. Tolkien, quando l’ha letto per la prima volta? Cosa l’ha colpita maggiormente alla prima lettura?
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John D. Rateliff ha pubblicato una interessante riflessione sullo stato della ricerca internazionale (per non dire anglosassone) sull’opera di J.R.R. Tolkien.

Partendo dalla constatazione che ormai settanta anni sono trascorsi dalla pubblicazione dei primi lavori, Rateliff riconosce che non tutto il materiale prodotto in questo periodo è di buon livello anche se a suo parere molti studi sono talmente validi da essere diventati punti di riferimento imprescindibili - a volte a decenni dalla pubblicazione -. Data la quantità e qualità del lavoro prodotto in un periodo così lungo ci si potrebbe legittimamente domandare se oramai gli studi sull’opus tolkieniano non abbiano detto tutto quel che c’era da dire. Se non siamo giunti insomma alla fine del ciclo.

La risposta - negativa - sarebbe nella produzione degli ultimi anni. Basti pensare ai titoli relativamente recenti di Tom Shippey (La Via per la Terra di Mezzo, Tolkien Autore del Secolo), di Verlyn Flieger (Interrupted Music ma anche Schegge di Luce), ai recentissimi e importanti compendi di Wayne & Hammond, agli accademici Tolkien Studies. Elegantemente Rateliff non cita il suo lavoro, quel monumentale e a nostro parere eccezionale History of the Hobbit pubblicato solo l’anno scorso. Non ci troveremmo dunque alla fine del ciclo bensì nel pieno di una vera e propria età dell’oro degli studi tolkieniani, un’era probabilmente lungi dal concludersi. Noi umilmente sottoscriviamo.

E il lettore italiano, ahinoi troppo spesso digiuno di inglese? Basta un’occhiata ai nostri consigli di lettura per renderci conto che negli ultimi anni sono stati pubblicati alcuni tra i titoli più validi e interessanti. Altri verranno in futuro. I lavori sono in corso in molti cantieri, è prematuro parlarne ora ma possiamo essere fiduciosi. Meno confortante il panorama della produzione critica nostrana? Difficile certamente trovare qualcosa di originale, eppure qualcosa si muove. Contiamo di tornare presto sull’argomento.

Studi Lovecraftiani 6

E’ uscito il numero 6 della rivista Studi Lovecraftiani. Ciò che lo rende interessante ai nostri occhi è l’articolo Tolkien e Lovecraft: Due grandi del fantastico a confronto, testo integrale della relazione tenuta dalla prof.ssa Raffaella Benvenuto in occasione della conferenza Dagli Abissi. Echi di Orrore Soprannaturale tra Tolkien e Lovecraft (Cornello di Tasso, Bergamo, 2006). Citiamo dal sommario:

[...] Due universi radicalmente differenti, come sono quelli di HPL e di Tolkien (l’uno materista-meccanicista, l’altro manicheo-religioso) vengono qui equiparati, con profusione di note e citazioni, sulla base di fonti e influenze comuni che si dipanano tra mitologia e letteratura gotica, estetica decadente e simbolismi, Algernon Blackwood, ecc. Ne scaturisce un’intrigante e affascinante analisi in parallelo, un confronto organico e articolato, per originalità e spunti, e sicuramente inedito per quanto riguarda l’Italia.

Una notizia di grande importanza arriva proprio oggi dalla Germania. In effetti si tratta di una novità talmente rilevante da mettere in discussione (se e quando verrà confermata) tutto ciò che si è pensato fino a oggi su concezione e sviluppo della lingua elfica creata dal professore di Oxford. Potete leggere il bell’articolo (complimenti vivissimi all’autrice) direttamente sul sito di FantasyMagazine, al quale va il merito di aver scovato e divulgato la notizia.

In questi giorni è stata presentata l’edizione francese de I Figli di Hurin. Tra gli eventi organizzati per l’occasione segnaliamo la partecipazione di Alan Lee ad alcune signing sessions e la breve intervista concessa da Adam Tolkien, probabile successore al padre Christopher quale curatore dell’opera tolkieniana, a L’Express Livres.

Sarebbe questa una occasione ghiotta per sottolineare come al lancio dell’edizione italiana l’editore Bompiani non abbia organizzato alcun evento speciale, evitando accuratamente il rischio di dare alla pubblicazione de I Figli di Hurin ogni particolare rilievo.

Ciò che desideriamo segnalare è invece la risposta data dal giovane Adam Tolkien al giornale francese sulla possibilità che in futuro vengano pubblicati altri inediti del nonno. In molti si sono chiesti se il successo mondiale dell’inedito tolkieniano abbia aperto la strada alla pubblicazione in forma di romanzo compiuto di altri racconti come ad esempio la storia di Beren e Lúthien o la vicenda di Ëarendil. Ebbene, in proposito Adam Tolkien è lapidario:

Mio padre si è sempre rifiutato di adattarli alla pubblicazione [gli altri racconti incompiuti]  e senza alcun dubbio mai lo farà. Tanto meno conto di farlo io. Non vogliamo fare business sul nome Tolkien.

Fine della questione? Si vedrà.

La Queens of Hobbit, la copia della prima edizione di The Hobbit della quale abbiamo scritto recentemente, è andata all’asta ieri. Ci si aspettava una valutazione stellare e le aspettative non sono andate deluse. Il prezzo battuto, che stabilisce un nuovo record mondiale per questo titolo di J.R.R. Tolkien, è stato di ben 60.000 sterline (circa 77.000 euro). I dettagli della notizia li trovate qui.