Collezionando J.R.R. Tolkien

Archive for the ‘Collezione Oromë’ Category

Signore degli Anelli, Rusconi 1984 (‘Pelle Verde’)

In Collezione Oromë, Edizioni italiane, Edizioni limitate, Signore degli Anelli on 14 maggio, 2007 at 3:39 pm

pelleverde1.jpgIl ‘Pelle Verde’ è una delle più rare e preziose edizioni del Signore degli Anelli, una delle pochissime che ogni collezionista vorrebbe possedere. Vera e propria eccezione nel panorama italiano, fu pubblicata da Rusconi nel 1984 per celebrare il milione di copie vendute in Italia. Stampata su una carta india talmente leggera da rendere il volume incredibilmente sottile per il numero di pagine che lo compongono, fu rilegata in splendida pelle verde e protetta da un cofanetto. Venne prodotta in sole mille copie, ognuna numerata e dotata di due certificati sciolti. Ne furono prodotte anche tredici copie con numerazione romana per uso interno della casa editrice.

Occorre prestare molta attenzione quando ci si mette in cerca di questo elusivo volume: nel 1997 ne è stata prodotta una seconda edizione. Anch’essa riporta “edizione numerata in mille copie” ma secondo Soronel non ne sono note copie effettivamente numerate.

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The Smith of Wootton Major, Allen & Unwin 1967

In Altre opere, Autografi, Collezione Oromë, Edizioni inglesi on 2 aprile, 2007 at 8:00 am

Smith of Wootton Major - CopertinaEra il 9 novembre di quaranta anni fa (1967) quando l’editore Allen & Unwin presentava al pubblico inglese la prima edizione assoluta del racconto The Smith of Wootton Major. Pochi giorni più tardi, il 23 novembre, fu la volta della prima edizione americana sulla rivista Redbook. A Tolkien era stato chiesto di scrivere l’introduzione alla nuova edizione della fiaba The Golden Key, di George MacDonald (La favola del giorno e della notte, Mondadori, 2000). Egli pensò di risolvere il problema con un breve racconto per mezzo del quale spiegare il significato di Mondo Altro, Feeria, ovvero il mondo dell’immaginazione. “Poi mi fermai”, scrisse in seguito, “perché realizzai che il ‘racconto breve’ si stava sviluppando per conto suo, e avrebbe dovuto essere completato come una cosa a sé.”

Smith of Wootton MajorCome già avvenuto in precedenza per Farmer Giles of Ham (1949) e Adventures of Tom Bombadil (1962) anche questo libro fu illustrato da Pauline D. Baynes. Personaggio interessante e artista di talento, la Baynes. Tolkien la stimava molto mentre non fu particolarmente apprezzata da C.S. Lewis, per il quale disegnò le tavole de The Chronicles of Narnia. In rete ho scovato un articolo (The Woman Who Drew Narnia: Pauline Baynes) illuminante sul personaggio Baynes e sui rapporti umani e professionali da lei intrattenuti con C.S. Lewis e J.R.R Tolkien. Al lettore non sfuggiranno alcuni episodi, indizi rivelatori del difficile rapporto esistente allora tra i due “amici” Inklings.

Smith of Wootton Major - Autografo di Pauline D. BaynesL’autografo di Pauline Baynes presente nella copia in mio possesso mi ha dato a lungo da pensare. Vergato con mano incerta e tratto tremolante, pareva quasi un maldestro tentativo di falsificazione. Conoscevo bene il venditore, non avevo dubbi sulla sua serietà; è stato però solo il parere di un amico, serio collezionista ed esperto di cose tolkieniane, a farmi finalmente decidere per l’acquisto. Con la Baynes ha tenuto in passato una fitta corrispondenza, fatta di lettere come quelle di una volta, che ancora si scrivevano a mano. Conosce dunque la calligrafia dell’artista ed è anche proprietario di diversi volumi da lei autografati. E’ stato lui a raccontarmi dell’avanzata età della illustratrice, di come ormai da tempo non disegni più e, soprattutto, di come negli anni la sua grafia sia diventata incerta. Viste le foto non ha esitato a garantire l’autenticità della firma.

Il Fabbrio di Wootton MajorIn Italia Il Fabbrio di Wootton Major apparve per la prima volta in Albero e Foglia (1976). Il libro vero e proprio è uscito solo nel 2005 in una eccellente edizione Bompiani. Si tratta della traduzione italiana della Extended Edition curata da Verlyn Flieger (HarperCollins, 2005). La traduzione è erroneamente attribuita a Isabella Murro, in realtà è basata su quella del 1976 di Francesco Saba Sardi e riveduta fortemente dal curatore, l’amico di Eldamar Lorenzo Gammarelli. Il libro è così recente che ancora oggi, spulciando con attenzione, è possibile rintracciarlo in prima edizione nelle librerie italiane.

Le Lettere di Babbo Natale, Rusconi, 1994

In Altre opere, Collezione Oromë, Edizioni italiane on 22 dicembre, 2006 at 9:47 am

Babbo Natale disegnato da Tolkien“J.R.R. Tolkien cominciò a inviare ai propri figli (John, Michael, Christopher, Priscilla) lettere firmate Babbo Natale il 25 dicembre 1920: le lettere, infilate in buste bianche di neve e ornate di disegni, affrancate con francobolli delle Poste Polari e contenenti narrazioni illustrate e poesie, portate dal postino o da altri misteriosi ambasciatori, continuarono ad arrivare in casa Tolkien per oltre trent’anni. Una scelta dei messaggi annuali, trascritti a volte in forma di colorati logogrifi, formano questa fiaba, intitolata Le lettere di Babbo Natale, scritta a puntate da un Tolkien non tanto in vena di paterna e didattica allegria, quanto in groppa all’ippogrifo della sua fantasia filologica e ironica.

Francobollo di Babbo Natale disegnato da TolkienBabbo Natale vive al Polo Nord, nella grande Casa di Roccia. Ha millenovecentoventi anni nel 1920, millenovecentotrenta nel 1930 e così via: ha, in altre parole, l’età dell’era cristiana di cui testimonia, con humor, creatività e contraddizioni. Con lui vivono l’Orso Polare e i Cuccioli polari suoi nipoti, tra cui Paksu e Valkotukka («Grasso» e «Pelobianco»); gli Uomini-di-neve e i loro bambini; gli Gnomi Rossi e gli Elfi (uno dei quali, Ilbereth, diventerà segretario di Babbo Natale). L’Orso Polare (detto, in lingua artica, anche Karhu) lo aiuta a confezionare i pacchi con i doni; Paksu e Valkotukka gli scombinano l’organizzazione della casa; le renne lo accompagnano nei viaggi; gli Elfi difendono tutti contro i Folletti; e Babbo Natale, tra un fuoco d’artificio dell’Aurora Boreale e una visita dell’Uomo della Luna (impegnato a mettere ordine tra le stelle), passa il tempo, oltre che a consegnare doni, a descrivere (a disegnare) con ordinato disordine il disordinato ordine del (suo?) Mondo.”

lettere-di-babbo-natale.jpg Avete appena letto le note di copertina della prima edizione italiana (Rusconi, 1980) de Le Lettere di Babbo Natale. Nel 1994 sempre Rusconi pubblicò un grazioso, minuscolo cofanetto di tre volumi, contenenti una selezione di lettere. Se volete farvi una idea della dimensioni dei volumi guardate la foto e fate caso al rapporto tra mano e pagine. Un bellissimo regalo, anch’esso in prima edizione, e un bel modo di incantare i miei figli nei giorni del Natale.

Buon Natale! 

Il Silmarillion, Rusconi 1978

In Collezione Oromë, Edizioni italiane, Silmarillion on 7 settembre, 2006 at 3:00 pm

Nel 1978 Rusconi pubblicò la prima edizione italiana del Silmarillion. Solo un anno prima nel Regno Unito gli editori Allen & Unwin avevano dato alle stampe la prima edizione assoluta del libro curato da Christopher Tolkien. Dato interessate, questo, se paragonato ai ritardi di pubblicazione degli altri lavori tolkieniani in Italia: Lo Hobbit apparve nel 1973 (Adelphi), ben 36 anni dopo la prima edizione inglese (1937); La Compagnia dell’Anello (Astrolabio, 1967), primo libro delle trilogia de Il Signore degli Anelli, venne pubblicato a 13 anni dalla prima di The Fellowship of the Ring (1954). Il Silmarillion attese solo un anno: negli anni settanta, evidentemente, Tolkien era autore di successo anche nel Belpaese.

Anche facendo riferimento al solo Signore degli Anelli (al quale si deve il successo planetario dell’Autore) verrebbe spontaneo domandarsi come mai in Italia Tolkien fu “scoperto” con tale ritardo. La questione diverrebbe ancora più intrigante se ci si domandasse come mai l’opera venne istantaneamente (ed erroneamente) etichettata politicamente, diventando terreno di lotta ideologica tra gli schieramenti dell’epoca. Mi limito a segnalare che in rete è possibile trovare molti approfondimenti in proposito e che una risposta esauriente alla domanda “Come mai in Italia Tolkien venne considerato un autore di Destra?” è reperibile su Imladris, il sito di riferimento dei frequentatori del newsgroup it.fan.scrittori.tolkien.

La traduzione italiana del Silmarillion fu curata da Francesco Saba Sardi. Il testo originale, volutamente redatto in stile aulico (dopotutto si trattava di raccontare l’Inizio delle Cose e gli avvenimenti della Prima Era del mondo), non era certo di facile traduzione. Le critiche tuttavia non mancarono: secondo l’opinione di molti la versione italiana del Silmarillion risultò eccessivamente elaborata, di difficile lettura e in più parti imprecisa. Tuttavia dovettero passare parecchi anni prima che, nel 2004, vedesse la luce una splendida edizione illustrata del Silmarillion la quale vantava una valida revisione della prima traduzione. Sempre su Imladris appare anche un’intervista al traduttore la quale, francamente, lascia perplesso chi scrive.

Il Silmarillion, Rusconi 1978 (Prima edizione italiana)

Racconti Incompiuti, Rusconi 1981

In Altre opere, Collezione Oromë, Edizioni italiane on 31 agosto, 2006 at 5:55 am

Tolkien lavorò tutta la vita alla costruzione del suo legendarium. Una mitologia approfondita, particolareggiata e prodiga di avvenimenti anche complessi e tuttavia sempre affascinanti. Questa ricchezza di dettaglio aveva lo scopo di coinvolgere il lettore, di avvolgerlo in una sensazione di autorevolezza, perfino di realistica attendibilità storica. In questo modo il racconto poteva divenire subcreazione; un luogo, una storia in cui il lettore sarebbe potuto entrare abbandonando ogni titubanza, lasciandosi trasportare in un viaggio talmente realistico da apparire addirittura possibile. D’altra parte nei suoi testi l’Autore non collocava gli avvenimenti in mondi fantastici o magari su qualche remoto pianeta, bensì sulla nostra Terra in un’epoca remota e dimenticata. Affinché una tale collocazione “storica” non risultasse inverosimile se non addirittura risibile erano necessari non solo impegno e rigore, ma anche solide basi culturali che non mancavano certo all’insigne professore e filologo di Oxford.

Il motivo per cui le vicende narrate ne Il Signore degli Anelli risultano così affascinanti è da ricercare proprio nello sfondo, nell’affresco storico in cui esse sono collocate. I frequenti riferimenti che i personaggi fanno ad avvenimenti del passato non sono improvvisazioni del momento, buttate lì a caso per colpire il lettore: lo si intuisce alla prima lettura. Si percepisce la ricchezza, l’esistenza di una Storia lunga e tortuosa che in qualche modo ha prodotto gli avvenimenti che i personaggi stanno vivendo e dei quali stiamo leggendo.

Il risultato più omogeneo ed evidente di questo enorme impegno preparatorio (che in realtà fu il vero obiettivo dell’Autore) fu naturalmente Il Silmarillion. In questo volume non venne incluso tuttavia tutto ciò che l’Autore aveva prodotto. Racconti, revisioni, centinaia e centinaia di pagine non inclusi nell’opera perché giudicati non facilmente integrabili. Il 2 ottobre 1980 in Inghilterra venne dato alle stampe Unfinished tales of Númenor and Middle-earth, curato dal figlio dell’autore, Christopher Tolkien, edito dalla Allen & Unwin. La prima edizione italiana seguì l’anno successivo col titolo di Racconti Incompiuti di Númenor e della Terra-di-mezzo (Rusconi 1981, traduzione di Francesco Saba Sardi).

Dalle note di copertina: “Sono racconti che in ordine di tempo (il tempo «altro» di quel colossale arazzo, policromo quanto coerente e unitario, che è l’opera di Tolkien) vanno dai Primi Giorni della Terra-di-mezzo alla fine della Guerra dell’Anello; e vi si legge, tra l’altro, come Gandalf riuscì a spedire i Nani a Hobbiville, quel che accadde allorché il dio del mare, Ulmo, si rivelò a Tuor sorgendo dalle acque sulla costa del Beleriand, qual era l’organizzazione militare dei Cavalieri di Rohan, com’era fatta l’Isola di Númenor, come si svolse la Battaglia dei Campi Iridati, e ancora tutto quello che le «antiche cronache» narrano dei Cinque Stregoni, delle Palantíri, della leggenda di Amroth… Per gli innumerevoli fedeli di J.R.R. Tolkien, è questo il necessario completamento, e insieme la chiave ai molti enigmi lasciati insoluti, del Signore degli Anelli e del Silmarillion, con i quali forma in realtà una trilogia: un libro destinato a coloro che non s’accontentano delle vicende, dei «fatti», ma vogliono esplorare fino in fondo la Terra-di-mezzo con i suoi linguaggi, le sue leggende, i suoi sviluppi politici, le sue genealogie, come pure a chi apprezza soprattutto il succedersi, qui continuo, incalzante, di episodi, personaggi, eventi tragici, grotteschi, patetici. Dove i racconti sono rimasti allo stato frammentario, le lacune sono state colmate dal figlio dello scrittore con spiegazioni, rimandi alle opere già note.”

Racconti Incompiuti di Númenor e della Terra-di-mezzo (Rusconi, 1981)

Il Signore degli Anelli, Rusconi 1974

In Collezione Oromë, Edizioni italiane, Signore degli Anelli on 23 agosto, 2006 at 4:25 pm

Nella primavera del 1974 Rusconi pubblicò una edizione in tre volumi brossurati del Signore degli Anelli. Si trattava della terza edizione nazionale, destinata ad un ruolo di una certa importanza tra le edizioni italiane del più celebrato titolo di J.R.R. Tolkien. Contrariamente a quanto avvenuto in Inghilterra e in America infatti, il mercato italiano vide solo a questo punto i volumi distinti, così come li aveva concepiti il Professore di Oxford: La Compagnia dell’Anello, Le Due Torri, Il Ritorno del Re. La portata della novità fu tale, evidentemente, da causare confusione anche in casa dell’editore. Mentre i primi due volumi riportavano in costa, ben visibile, il loro numero d’ordine (2 su Le Due Torri, 3 su Il Ritorno del Re) questo era completamente assente dal primo libro.

In questa edizione infine gli elfi ritrovarono finalmente dignità e vennero correttamente tradotti con “elfi” piuttosto che con “gnomi”, come invece era avvenuto nelle edizioni precedenti. Ad onor del vero la storia editoriale degli elfi tolkieniani è piuttosto curiosa: già nel 1970 Quirino Principe, curatore della edizione di quell’anno del Signore degli Anelli (Rusconi), aveva pesantemente rivisto e corretto la traduzione originale della principessa Vittoria Alliata di Villafranca. Tra le modifiche apportate vi era anche la sostituzione di “gnomi” con “elfi”. A causa di un disguido durante la correzione delle bozze tuttavia, questa correzione non approdò mai alla carta stampata. Gli elfi dovettero attendere altri quattro anni quando in occasione dell’edizione in tre volumi comparvero finalmente in tutta la loro autorevolezza. Solo un mese dopo venne pubblicata anche una riedizione del volume del 1970, corretta anch’essa. Una testimonianza diretta, illuminante e approfondita (oltre che affascinante) della vicenda editoriale del Signore degli Anelli in Italia può essere rintracciata sul sito dell’associazione Eldalië. Incuriosito dalle parole di Principe ho rintracciato una intervista alla traduttrice nella quale ella spiega le scelte relative alla traduzione: le differenze tra questa e la successiva revisione ad opera del curatore sono infatti molte e significative.

la-compagnia-dellanello-rusconi-1974.jpg Le Due Torri (Rusconi, 1974) Il Ritorno del Re (Rusconi, 1974)

The Silmarillion, Allen & Unwin 1977

In Autografi, Collezione Oromë, Edizioni inglesi, Silmarillion on 18 agosto, 2006 at 1:09 pm

Uno dei miei gioielli: una prima edizione del 1977 del Silmarillion firmata da Christopher Tolkien. L’autografo venne ottenuto a suo tempo da un impiegato della Allen & Unwin, editore storico di questo come degli altri libri dell’Autore. Si tratta della cosiddetta domestic edition destinata al mercato inglese e distinguibile dall’altra prima edizione, la export edition, perchè riporta il prezzo di vendita di 4.95 sterline (oltre che da altri piccoli dettagli).

La Firma Frontespizio Prima edizione del 1977

The Silmarillion Deluxe Edition, HarperCollins 1988

In Autografi, Collezione Oromë, Edizioni inglesi, Edizioni limitate, Silmarillion on 18 agosto, 2006 at 12:54 pm

Nel 1998 Harper Collins pubblicò una versione di pregio del Silmarillion, illustrata da Ted Nasmith. Ne furono stampate solo 500 copie, ognuna di esse numerata e firmata da Christopher Tolkien e Ted Nasmith. La copertina in cuoio e tessuto rossi riporta il monogramma dorato di J.R.R. Tolkien, il quale è riprodotto anche sulla costudia anch’essa rivestita in tessuto rosso. La copia in mio possesso è la numero 242 di 500, in ottimo stato di conservazione. Si tratta di un volume di ottima fattura. Le tavole illustrate e stampate a colori per questa occasione sono eccezionali: sul sito dell’artista è possibile vederle, assieme a tante altre ispirate all’opera di Tolkien.

A quanto pare esiste in circolazione almeno una copia non numerata e senza custodia di questa edizione, ovviamente rarissima.

The Silmarillion, Folio Society 1997

In Collezione Oromë, Edizioni inglesi, Silmarillion on 17 agosto, 2006 at 12:59 pm

Nel 1997 la Folio Society di Londra pubblicò una serie di edizioni speciali dei libri più famosi di J.R.R. Tolkien: The Silmarillion, The Hobbit e The Lord of the Rings in tre volumi. Arricchiti da illustrazioni di Francis Mosley ed impreziositi da alcune delle più belle copertine rigide che io abbia mai visto, i volumi erano tutti dotati di custodia rigida che li proteggesse dall’usura.

The Silmarillion in prima edizione del 1997 entra oggi nella mia collezione: si tratta di uno splendido volume di 424 pagine stampato su licenza della Harper Collins, completo delle mappe disegnate dall’Autore e presenti già nell’edizione originale Allen & Unwin del 1977. E’ stato ristampato diverse volte negli anni successivi e a quanto mi risulta è tutt’ora in commercio.

The Silmarillion, Folio Society (1997)

The Silmarillion, Allen & Unwin 1977

In Collezione Oromë, Edizioni inglesi, Silmarillion on 7 agosto, 2006 at 9:58 pm

Nel 1977, quattro anni dopo la morte dell’Autore (avvenuta il 2 Settembre 1973), viene dato alle stampe The Silmarillion. Malgrado J.R.R. Tolkien vi avesse lavorato per tutta la vita (prima, durante e dopo la pubblicazione dei più conosciuti The Hobbit e The Lord of the Rings), egli non riuscì mai a trovare un editore che ritenesse questo volume adatto al grande pubblico e in seguito, quando il successo degli altri due rese anche questo appetibile, egli non fu in grado di portarlo a compimento. Tolkien d’altra parte era molto pignolo nel suo lavoro e tanto più lo fu con l’opera a lui più cara: il Silmarillion, appunto.

La pubblicazione di questo libro si deve al figlio dell’autore, Cristopher Tolkien. Grazie al suo minuzioso lavoro di revisione e ordinamento degli appunti paterni il Silmarillion vide infine la luce. Abbiamo potuto così apprendere della genesi di Eä (l’universo), di Arda (il mondo) e della Terra-di-Mezzo. Abbiamo conosciuto le vicende della Prima Era, quelle alle quali i personaggi del Signore degli Anelli fanno continuamente riferimento, abbiamo appreso il legendarium, per usare un termine caro a Tolkien: la mitologia entro la quale e alla base della quale tutto si sviluppa, tutto si muove. Alla luce dell’incredibile mole di informazioni contenute in questo volume gli accadimenti narrati nei libri successivi risultano molto più comprensibili.

Non solo, questo volume ci fa comprendere quanto fosse vasta, approfondita e terribilmente realistica l’intera subcreazione dell’Autore. Della prima edizione di questo volume esistono fondamentalmente due versioni: quella destinata al mercato interno (inglese), e quella destinata all’esportazione. La differenza principale tra le due consiste nel fatto che la seconda manca dell’indicazione del prezzo di vendita in sterline e che è stata stampata prima di quella domestica. Entrambe le edizioni sono state stampate da diversi stampatori; la copia in mio possesso è stata stampata da Clowes & Sons.

The Silmarillion, Export Edition 1977

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