L’abituale quiete in cui indugia l’ambiente del collezionismo tolkieniano è stata interrotta recentemente da una inaspettata quanto benvenuta notizia. Leggenda voleva che in coincidenza con l’edizione originale della prima traduzione completa de Il Signore degli Anelli (1970) l’editore Rusconi avesse pubblicato una seconda esclusivissima edizione di pregio. La prima testimonianza si deve a Soronel, che così raccontò la sua scoperta:
Quando era appena all’inizio della mia carriera di collezionista un libraio antiquario cui avevo chiesto se aveva libri di Tolkien mi ha detto di aver avuto una copia di un’edizione di lusso del SdA, rilegata in pelle marrone, risalente al 1970: a sua detta si trattava di un’edizione limitata per uso interno della casa editrice, e ogni copia era titolare, ovvero c’era scritto sopra il nome di chi l’aveva ricevuta. Mi aveva anche detto il nome che c’era sulla sua copia, ma non lo ricordo. Purtroppo aveva venduto il libro due giorni prima, e un prezzo neanche molto alto. Ripensandoci si stava già mangiando le mani. (messaggio originale)
Naturalmente il racconto stuzzicò bramosia e curiosità in ogni collezionista. Esisteva davvero questa edizione riservata? Quante copie ne erano state stampate? Erano state numerate individualmente? Come mai in quasi quaranta anni non se ne era vista una copia in circolazione? Possibile che ogni copia fosse stata personalizzata? Quali erano le caratteristiche di questa edizione, tali da farla definire di lusso? L’unica edizione di lusso che si conosceva era il Pelle Verde del 1984, distante ben14 anni da questa fantomatica edizione 1970 che – è bene ricordarlo – sarebbe stata contemporanea se non antecedente alla prima edizione assoluta del romanzo. Ce n’era abbastanza per scriverci un thriller mozzafiato.
Poco più di un mese fa queste domande – e altre taciute per dovere di sintesi – hanno finalmente trovato risposta allorché un nuovo ospite, tal Nemo, ha fatto visita al circolo di collezionisti che ha l’abitudine di ritrovarsi sui forum soronelliani:
Ho ritrovato da poco nelle “scartoffie” di famiglia una “prima edizione” italiana del 1970 del “Signore degli anelli” con tiratura limitata di sole 300 copie stampata ad personam e intestata con nome e cognome all’interno (mio nonno, lavorava nell’editoria) del romanzo di Tolkien. Naturalmente con una rilegatura di quelle di una volta e di una classe che oggi i libri possiamo solo sognarceli con tanto di allegata all’interno la Mappa della terra di mezzo e il tutto in uno stato praticamente perfetto. (messaggio originale)
In puro stile Indiana Jones (o Pippo Disney: memorabili i suoi cimeli di famiglia scovati sempre – guarda caso – in soffitta) viene dunque alla luce la prova d’esistenza della favoleggiata edizione de Il Signore degli Anelli. Prontamente rinominata da chi scrive Pelle Marrone, al Pelle Verde di epoca successiva questa pubblicazione sembra legata da molti particolari: il cofanetto apparentemente identico, il tipo di legatura, i materiali e la copertina. Difficile dire di più: non ne possediamo una copia. La bramiamo, naturalmente.
Questa edizione è in effetti davvero unica. Una cosa del passato. Mai ai nostri giorni un editore oserebbe una iniziativa del genere, assolutamente antieconomica. In seguito il libro è stato messo in vendita in una discussa asta eBay nella quale il venditore sembrava più che altro interessato a valutare il valore del suo cimelio. A quanto ci risulta è la copia è ancora invenduta. Ci auguriamo che presto o tardi in seguito a questo outing altre copie compaiano sugli scaffali delle librerie antiquarie o – più probabilmente – sulle aste online, pronte ad arricchire le collezioni dei bibliofili più agguerriti.






“J.R.R. Tolkien cominciò a inviare ai propri figli (John, Michael, Christopher, Priscilla) lettere firmate Babbo Natale il 25 dicembre 1920: le lettere, infilate in buste bianche di neve e ornate di disegni, affrancate con francobolli delle Poste Polari e contenenti narrazioni illustrate e poesie, portate dal postino o da altri misteriosi ambasciatori, continuarono ad arrivare in casa Tolkien per oltre trent’anni. Una scelta dei messaggi annuali, trascritti a volte in forma di colorati logogrifi, formano questa fiaba, intitolata Le lettere di Babbo Natale, scritta a puntate da un Tolkien non tanto in vena di paterna e didattica allegria, quanto in groppa all’ippogrifo della sua fantasia filologica e ironica.
Babbo Natale vive al Polo Nord, nella grande Casa di Roccia. Ha millenovecentoventi anni nel 1920, millenovecentotrenta nel 1930 e così via: ha, in altre parole, l’età dell’era cristiana di cui testimonia, con humor, creatività e contraddizioni. Con lui vivono l’Orso Polare e i Cuccioli polari suoi nipoti, tra cui Paksu e Valkotukka («Grasso» e «Pelobianco»); gli Uomini-di-neve e i loro bambini; gli Gnomi Rossi e gli Elfi (uno dei quali, Ilbereth, diventerà segretario di Babbo Natale). L’Orso Polare (detto, in lingua artica, anche Karhu) lo aiuta a confezionare i pacchi con i doni; Paksu e Valkotukka gli scombinano l’organizzazione della casa; le renne lo accompagnano nei viaggi; gli Elfi difendono tutti contro i Folletti; e Babbo Natale, tra un fuoco d’artificio dell’Aurora Boreale e una visita dell’Uomo della Luna (impegnato a mettere ordine tra le stelle), passa il tempo, oltre che a consegnare doni, a descrivere (a disegnare) con ordinato disordine il disordinato ordine del (suo?) Mondo.”



