Collezionando J.R.R. Tolkien

Lettera ad un Amico della Terra di Mezzo

In Studi e Saggi on 24 novembre, 2006 at 11:43 am

E’ in uscita in questi giorni Lettera ad un amico della Terra di Mezzo, il nuovo libro di Franco Manni. Manni è coautore e curatore diversi libri tra i quali Introduzione a Tolkien (Simonelli, 2002); ha firmato l’introduzione e curato l’edizione italiana di J.R.R. Tolkien Autore del Secolo di Tom Shippey (Simonelli, 2004); ha fondato e cura tuttora il periodico Endòre – La Rivista della Terra di Mezzo. Sgombriamo il campo da equivoci e diciamo fin da subito che l’ultimo lavoro di Manni non è un testo incentrato su Tolkien o sulla Terra di Mezzo. Piuttosto, una “Guida personale di Etica Filosofica sulle tracce di Aristotele, Freud e Croce passando per J.R.R. Tolkien.” E ancora: “Un trattato di Etica Filosofica, non accademico e specialistico, che si indirizza a persone riflessive di cultura media”. Vediamo allora per quale ragione la Terra di Mezzo e il suo inventore sono così presenti, a partire dal titolo stesso del volume:

“La Terra di Mezzo del titolo è una sfuggente eppure realissima regione mediana tra gli estremi di vizi tra loro opposti, nella quale sola vive la virtù.  La virtù non è nella passionalità ma neanche è nell’ascesi, non è nel romanticismo come non è nell’intellettualismo, non è nel cosiddetto egoismo come non è nel cosiddetto altruismo, non è nella solitudine in sè stessa ma non è nemmeno nella compagnia in sè stessa, non è certamente discepola dello spiritualismo eppure certamente non lo è nemmeno del materialismo. La Terra di Mezzo viene avvistata e raggiunta ogni volta che si sia criticato lo schema dualista che imposta i Luoghi Comuni. La Terra di Mezzo del titolo è anche un ammirato riferimento a Tolkien, che di queste pagine non è l’ispiratore filosofico, ma è piuttosto come il sovrintendente poetico.”

Interessante anche la nota che Norberto Bobbio ha scritto di questo libro dopo averne letto la prima stesura: “[…] Il libro è sorprendente per le straordinarie qualità positive: acutezza nelle osservazioni, riferimenti precisi e non pedanteschi ad autori diversissimi fra loro e che di solito non si trovano insieme (Tommaso e Croce), ampiezza degli argomenti e loro varietà, originalità nella loro disposizione che può esser scambiata per stravaganza. Mi ha colpito – per esempio – il capitolo sulla natura della Fantasia.”

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