Collezionando J.R.R. Tolkien

Michael Drout e la sua recensione di The Children of Hurin

In Children of Hurin, Documenti on 17 aprile, 2007 at 8:01 am

Oggi in tutto il mondo anglosassone (e non solo) The Children of Hurin fa la sua comparsa ufficiale sugli scaffali delle librerie. Benvenuti dunque, Figli di Hurin.

Con ottima scelta di tempi Michael C. Drout pubblica proprio oggi la sua recensione del libro. Vale davvero la pena leggerla. Ci dice finalmente quale sia il reale contenuto del libro, spiegando come e perché contenga elementi di novità rispetto a quel che già si è letto in passato (scopriamo con sorpresa, ad esempio, che parti anche significative dei racconti precedenti sono assenti). Viene quindi proposta una rapida analisi del lavoro editoriale fatto dal curatore, Christopher Tolkien. A tal proposito val la pena citare:

I’ll have more to say when everything has sunk in more, but let me close on a word about Christopher Tolkien’s editing. I think nearly all critics of Christopher Tolkien have been exactly, precisely, 180-degrees wrong. The idea that Christopher Tolkien is churning out the same material over and over or is desperate to squeeze out profits from his father’s work, or that the Tolkien Estate needs to drum up sales, is to me silly (and smacks of jealousy when I hear it said). It is clear from his published comments that Christopher Tolkien’s consistent purpose has been to complete his father’s dream of publishing his Silmarillion material. Obviously great, great pains have been taken not to put forth Christopher Tolkien’s words as being those of J.R.R. Tolkien. But this extremely rigid editorial practice has, in the past, made texts somewhat less “readable” than they otherwise would be.

Se vi interessa solo il suo giudizio sul libro, è presto detto: Good book. Enjoyed it much more than I expected to. I think a great many readers will as well, despite the lack of hobbits.

  1. A proposito di recensioni, ti segnalo questa (di Tom Deveson, del Times) piuttosto negativa, che termina con queste parole:

    “Sentences with a gnomic brevity derived from the sagas are overwhelmed by pages of self-indulgent feebleness. Fans will doubtless read on with passionate piety, but for others it is an act of painful penitence.”

    Che ne pensi?

  2. Penso che come molti recensori Deveson ignori il fatto che i racconti della Prima Era sono scritti con lo stile delle grandi saghe nordiche. Può piacere o meno, e in questo non si può che dargli ragione, ma definirlo self-indulgent feebleness è fuori luogo. Come rilevato anche da Drout si giudica spesso Tolkien con canoni validi per lo stile contemporaneo; così facendo non può che uscirne con le ossa rotte.

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