Collezionando J.R.R. Tolkien

Paesaggi dalla Terra di Mezzo, un’intervista.

In Documenti, Studi e Saggi on 7 giugno, 2007 at 9:32 am

Paesaggi dalla Terra di Mezzo. Immaginario naturale e radici culturali nell’opera di J.R.R. Tolkien.E’ appena stato pubblicato nella collana Saggistica di Aracne Editrice il volume Paesaggi dalla Terra di Mezzo. Immaginario naturale e radici culturali nell’opera di J.R.R. Tolkien. Curato dalla Associazione Romana Studi Tolkieniani, il libro è un’originale raccolta di saggi sul rapporto di Tolkien con la Natura. Nell’intervista che segue ne parliamo con i curatori, Cecilia Barella e Roberto Arduini. L’occasione è propizia per discutere con loro della produzione italiana di studi e saggi sull’opera di J.R.R Tolkien e, più in generale, dell’attenzione riservata a Tolkien dalla critica nazionale.

Quali sono le ragioni che vi hanno spinto alla realizzazione di Paesaggi dalla Terra di Mezzo?

Lo scorso anno, nel 2006, l’Arst ha varato un progetto di lungo respiro sul tema Tolkien e la Natura. L’argomento ci interessava perché l’attenzione alla natura permea tutta l’opera di Tolkien eppure in Italia non se ne era scritto molto. Abbiamo iniziato una collaborazione con l’Orto Botanico di Roma, ma desideravamo che il nostro lavoro avesse una vita propria al di là degli eventi che avevano luogo a Roma, e abbiamo pensato al libro.

Potreste illustrare il tema conduttore del volume; il filo che tiene insieme i contributi proposti?

Siamo partiti dal paesaggio, perché in tutti i libri di Tolkien, soprattutto nel Signore degli Anelli, non è solo uno sfondo alle vicende della Compagnia, è il decimo componente della Compagnia! Si legge spesso che nella letteratura inglese il paesaggio è un personaggio, proprio perché ha un ruolo nella narrazione. Questo vale anche per Tolkien. Inoltre il paesaggio crea una strana familiarità del lettore con la Terra di Mezzo, perché in questo mondo abitato da popoli che nessuno di noi ha incontrato (Elfi, Hobbit, Nani, Maghi) il paesaggio è molto riconoscibile e quasi sempre risponde a leggi naturali che sono le nostre, diversamente da quanto accade nella fantascienza o in molte fiabe.

Per quale motivo ritenete che un lettore di J.R.R. Tolkien dovrebbe interessarsi a Paesaggi dalla Terra di Mezzo? Quali pensate sia no i punti di forza di questo volume?

È un libro che può interessare sia il lettore neofita che l’esperto di Tolkien, perché tratta temi e personaggi che sono molto importanti nei suoi libri, ma da un’angolatura diversa da quanto era stato fatto finora, stando anche ai commenti che alcuni buoni conoscitori di Tolkien ci hanno trasmesso. Ad esempio, una tale analisi del paesaggio della Terra di Mezzo e degli elementi correlati ai diversi ambienti è piuttosto nuova.

Paesaggi dalla Terra di Mezzo è un libro scritto a molte mani, vi si contano ben undici autori. È stato difficile coordinare il lavoro di così tanti collaboratori?

Sì e no. Spieghiamoci: un lavoro corale non è facile, è vero, però si può affrontare meglio se si stabiliscono in partenza alcuni punti fermi. Il primo è il piano di lavoro, che deve essere preparato quanto più dettagliatamente possibile. Noi abbiamo dedicato più di una serata (e di una cena!) ad analizzare le nostre idee e le nostre risorse fino ad arrivare a quello che sarebbe stato l’Indice del libro. Per esperienza, vale la pena spendere un po’ di tempo in questa prima fase. L’altro elemento da stabilire subito è la data di scadenza entro la quale devono essere scritti tutti i contributi. Per stabilire questa data bisogna fare un calcolo a passo di gambero: quando far uscire il libro, quanto tempo ci vuole all’editore per stamparlo, quanto tempo serve per la revisione delle bozze, e così via. Infine, bisogna che ci sia un capitano, un coordinatore. A quel punto, ognuno sa cosa deve fare, e quanto tempo ha per farlo. È chiaro che in corso d’opera, mentre si scrive, la fisionomia di un capitolo può cambiare un po’ ma c’è comunque un disegno equilibrato alla base. Nell’arsT abbiamo la fortuna che alcune persone hanno un’esperienza professionale del lavoro di scrittura e di redazione. Cogliamo l’occasione per nominare tutti gli autori: Roberto Arduini, Cecilia Barella, Giacomo Bencistà, Claudia Fabi, Barbara Lazotti, Claudia Manfredini, Niki Pace, Enrica Paresce, Chiara Rizzarda, Norbert Spina. Le illustrazioni sono di Enrica Paresce e Fabio Porfidia, oltre a immagini tratte da vecchi erbari.

Potreste raccontare brevemente com’è proceduto il lavoro di un gruppo così numeroso? Si è trattato di un lavoro corale oppure ognuno ha preparato individualmente, magari in epoche diverse, il proprio contributo?

Ognuno ha scritto per conto proprio, ci sono solo due articoli scritti a 4 mani. Uno è quello di Roberto Arduini e Giacomo Bencistà sui Deserti di Sauron, l’altro è l’articolo sulla musica di Enrica Paresce con la consulenza determinante della nostra Barbara Lazotti che è una professoressa di conservatorio. Roberto e Giacomo hanno già scritto a 4 mani, ma generalmente non è facile. Tutti abbiamo fatto ricorso a Norbert Spina che ha una conoscenza molto precisa dei testi di Tolkien. Certo, tutti hanno collaborato tra loro scambiandosi materiale e informazioni, discutendo e confrontandosi. Questo è fondamentale, ed è divertente.

Gli articoli contenuti nel volume sono già stati letti in occasione di convegni, letture, incontri e conferenze oppure si tratta di vere e proprie “opere prime”?

Si tratta di articoli scritti tra il 2006 e il 2007, ovvero quando l’arsT ha iniziato ad occuparsi di Tolkien e la Natura. Ciascun autore naturalmente ha attinto al proprio bagaglio di informazioni e competenze ma, allo stesso tempo, ha condotto anche una ricerca sul tema specifico del proprio saggio. Poiché la pubblicazione di un libro prende mesi, ci sono state nel frattempo alcune anteprime, ad esempio il saggio di Giacomo Bencistà su Tom Bombadil è stato pubblicato sulla rivista della Società Tolkieniana Italiana, Terra di Mezzo (di questo saggio, qui in versione completa, abbiamo già scritto su Eldamar, ndr).

Se non sbaglio questo libro è anche l’opera prima dell’arsT. Si tratta di un episodio oppure esiste un vero e proprio piano editoriale della vostra associazione?

Abbiamo un piano editoriale, anche se è un po’ ambizioso dirlo, e certo dipenderà anche da quante forze abbiamo per portarlo avanti. Tutto è riassunto nel “Call for Papers” alla fine del libro: al primo seguirà un secondo volume, che sarà frutto del nostro lavoro e dei contributi di chiunque voglia contattarci. Il nostro progetto è anche quello di trattare queste tematiche in maniera divulgativa, che non significa superficiale o poco approfondita, ma resa semplice e fruibile anche per chi si accosta alla saggistica su Tolkien per la prima volta.

Quale è la vostra opinione sulla produzione italiana di studi e saggi dedicati all’opera di J.R.R. Tolkien? Non ritenete che, in linea generale e fatte salve alcune eccezioni, in Italia manchi di una offerta di qualità, soprattutto in ambito accademico?

È una domanda molto interessante. Bisogna essere sinceri e ammettere che prima della trilogia di Peter Jackson, in Italia gli studi su Tolkien erano piuttosto pochi e spesso – non sempre ma spesso – frutto di una lettura ideologica. È un discorso delicato che urta ancora la sensibilità di molti. L’ondata di successo dei film ha portato molto merchandising, purtroppo anche in editoria, gli editori hanno cercato di vendere di tutto, e alcuni autori sono stati al gioco. Eppure il fenomeno dei film ha lasciato dietro di sé un buon numero di lettori “forti”, come si dice in gergo, ovvero coloro per i quali la lettura di Tolkien è diventata più che episodica, ed essendovi giunti in tempi recenti non ne hanno colto la politicizzazione. Inoltre, l’era di internet ha fatto il resto, i lettori di tutto il mondo si confrontano uscendo un po’ dal circolo centripeto. Abbiamo avuto una buona panoramica anche del mondo accademico e possiamo affermare che la richiesta di approfondire Tolkien da parte degli studenti, magari attraverso tesi e seminari, ha sicuramente stimolato anche alcuni professori. Quindi, non è che l’offerta accademica non fosse di qualità, era semplicemente scarsa. Ora siamo ottimisti. C’è chi è sempre molto critico sulla questione Italia-Tolkien, noi ci sentiamo ottimisti.

Per quale motivo, secondo voi, Tolkien è così amato dai lettori e tuttavia poco considerato dalla maggior parte del mondo accademico e della critica letteraria?

Per molto tempo Tolkien è stato considerato uno scrittore di genere, il migliore “nel suo genere” ma pur sempre di genere. Limitando l’analisi all’Italia, uno dei motivi è che i riferimenti culturali di Tolkien non sono i nostri quindi è stato forse più difficile valutarne lo spessore. Pensiamo alle opere letterarie che sono state la sua fonte di ispirazione e con le quali egli si confronta: Beowulf, il Kalevala, non fanno parte del bagaglio culturale del lettore medio, ma neanche di un professore che non abbia una cultura specifica. Un altro motivo è che in Italia una certa corrente politica ha presto fatto suo questo autore facendolo cadere in disgrazia presso chi non condivideva la stessa ideologia. Infine, se siamo onesti ammettiamo che anche i fan non hanno reso un buon servizio a Tolkien: i loro raduni spesso somigliano a feste di carnevale. Nell’università italiana Tolkien è stato preso in considerazione soprattutto per il suo saggio sulla fiaba e per Lo Hobbit. È strano anche che non compaia spesso nelle bibliografie dei corsi di filologia il suo lavoro su Beowulf, poema che naturalmente gli studenti di tali corsi sono tenuti a studiare e al quale Tolkien ha dedicato gran parte della sua vita professionale. Però le cose stanno cambiando. L’autore del Signore degli Anelli sta entrando pian piano nei programmi dei corsi di letteratura, e aumentano le tesi di laurea su diversi aspetti dell’opera di Tolkien.

Se doveste scegliere un solo elemento che rende unica l’opera di J.R.R. Tolkien, quale indichereste?

Domanda difficile, perché la bellezza e la forza dell’opera di Tolkien è proprio quella di avere molte sfaccettature. È il risultato di moltissime stratificazioni, una sopra l’altra. Si possono leggere insieme, isolarne una, analizzare l’interazione tra loro. Insomma, non è possibile ridurre a un solo elemento. Se si dovesse dire per forza un solo elemento è proprio questo: la profondità.

Potreste menzionare alcuni titoli, italiani e stranieri, di saggi o studi che vi sentireste di consigliare a chi volesse approfondire J.R.R Tolkien e la sua opera?

Parliamo di libri in italiano, facilmente reperibili e fruibili per i lettori. Ci sono autori molto validi: Emilia Lodigiani, Franco Manni, Andrea Monda, Saverio Simonelli, Stefano Giuliano, Carlo Pagetti, e Marco Paggi che non è più tra noi. Per fortuna in questi ultimi anni l’interesse del grande pubblico verso Tolkien ha dato il coraggio agli editori di pubblicare un maggior numero di libri su di lui, la Marietti 1820 ha da poco inaugurato una collana di studi tolkieniani. Quindi possiamo finalmente leggere anche in italiano alcuni dei suoi più importanti studiosi, quali Tom Shippey, Verlyn Flieger e John Garth.

Concludendo, cosa vi augurate che i lettori possano trarre dalla lettura di questo libro?

Sarebbe bello se, finito questo libro, il lettore ne prendesse subito un altro! È un invito a iniziare un percorso d’approfondimento di conoscenza dell’autore. Un po’ come le ciliege… Nel nostro piccolo cerchiamo di rendere disponibile a tutti un’introduzione a Tolkien. E ci fa piacere se qualcuno, dopo la lettura, ci scrive una mail di commento.

  1. Complimenti all’intervistatore, ma soprattutto agli intervistati!

  2. […] Il rapporto tra Tolkien e natura è di gran tendenza in questi mesi. Solo ieri presentavamo Paesaggi dalla Terra di Mezzo ed eccoci ora a segnalare Alberi e Foglie. Tolkien a Vallombrosa. La presenza della natura […]

  3. In effetti ho trovato le risposte di Cecilia e Roberto (che ringrazio per la disponibilità) ricche di spunti interessanti. Tra l’altro sospetto che dalla prima parte dell’intervista sia uscita una presentazione del libro migliore di qualunque scheda o commento io potessi preparare🙂

  4. […] Ott 30th, 2007 by Oromë Mercoledì 31 ottobre alle ore 23.20 circa Sat2000 trasmetterà uno speciale su Tolkien condotto da Saverio Simonelli, giornalista e autore di alcuni libri su Tolkien. Lo speciale tratterà I Figli di Hurin e altri libri su Tolkien e sulla letteratura a lui legata. Tra gli ospiti della trasmissione Neil Gaiman, autore di romanzi fantasy e noto sceneggiatore (Stardust, Beowulf); l’ Associazione Romana Studi Tolkieniani nella persona di Cecilia Barella, traduttrice e curatrice di recenti libri sui temi trattati, recentemente intervistata da Eldamar. […]

  5. […] Cecilia Barella e Roberto Arduini, traduttori e curatori di libri sui temi trattati, recentemente intervistati da […]

  6. Ci saranno delle repliche?

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