Collezionando J.R.R. Tolkien

La fine della letteratura inglese?

In Curiosità on 11 settembre, 2007 at 10:23 am

Cosa avevano in comune Oscar Wilde, Henry James, Joseph Conrad, Virginia Woolf, T.S. Eliot, W.B. Yeats, Charles Dickens, William Makepeace Thackeray, Evelyn Waugh, Philip Larkin, Kingsley Amis e, tra gli altri, C.S. Lewis e J.R.R. Tolkien? Con questa domanda si apre Is this the end of English literature?, articolo di A.N. Wilson pubblicato dal Daily Telegraph del 20 agosto scorso.

Dati il pantheon della letteratura snocciolato in apertura e il titolo, ci si aspetterebbe forse una analisi approfondita di temi e stili comuni ad autori tanto diversi quanto, innegabilmente, britannici. Wilson individua invece una soluzione più prosaica: se dovessero tornare in vita nella Britannia di Gordon Brown e si recassero al loro pub preferito, ebbene, a nessuno di loro verrebbe concesso di indulgere nel vizio che li accompagnò nelle fasi più creative delle loro vite illustri: il fumo.

L’articolo prende spunto dal grande evento di questa estate: in Gran Bretagna è stato vietato il fumo nei locali pubblici. Se la norma scatenò un putiferio quando venne applicata nel Belpaese possiamo ben immaginare che impatto possa aver avuto sull’opinione pubblica del paese anglosassone, laddove recarsi al pub per bere e fumare in compagnia di colleghi e buoni amici è una tradizione radicata nella cultura stessa del paese.

Raccontando aneddoti e sottolineando la freddezza dei pubs odierni, non più fumosi, l’articolo si spinge a ipotizzare che nei secoli passati il fumo condiviso nei locali pubblici possa essere stato uno degli ingredienti fondamentali del processo creativo. Vera e propria ispirazione, addirittura, di suggestioni e creazioni letterarie. L’autore chiude con l’inquietante domanda: questo attacco alle libertà individuali di ognuno determinerà forse la fine non solo del fumo in quanto tale, ma della stessa letteratura inglese?

Giuste dosi di scarcasmo e ironia combinate con notizie storiche e commenti personali: humor inglese al suo meglio, crediamo. E’ soprendente leggere i commenti in calce, per la maggior parte tutt’altro che divertiti. I commentatori si dividono più o meno equamente tra zeloti del fumo libero e difensori della salute pubblica a oltranza. Testimonianza, oltre che della scarsa sagacia dei lettori del Telegraph, di quanto sia viva la diatriba oltre Manica.

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