Collezionando J.R.R. Tolkien

Il Libro Nero del Mastio Rosso, Simonelli 2008

In Altre opere on 15 febbraio, 2008 at 11:29 am

L’editore Simonelli ha pubblicato in questi giorni Il Libro Nero del Mastio Rosso, di Alex Lewis. Originali il formato e il canale di distribuzione: un ebook accessibile via download dal sito dell’editore. Originale il contenuto, un’opera di fanfiction. Di regola non ci occupiamo di fanfiction. La proverbiale eccezione si deve alla presentazione al libro curata da Franco Manni, scritto che ospitiamo volentieri su Eldamar perché utile, oltre che naturalmente a inquadrare autore e trama, a ricordarci un particolare genere letterario oggi sottovalutato che pure in passato ha goduto di successo e prestigio nonché, in tempi più recenti, del favore del nostro J.R.R. Tolkien. – Oromë.

Il Libro Nero del Mastio RossoAlex Lewis è nato ad Oxford ed è vissuto a 100 metri da quella casa in Northmoor Road Oxford dove Tolkien ha scritto Il Signore degli Anelli. Ha conseguito un Bachelor of Sciences in Chimica e un Master of Sciences in “Polimeri”; ha anche conseguito diplomi in Management e in Scrittura Creativa. Come chimico ha lavorato in Europa e in Medio Oriente. È stato presidente della Tolkien Society dal 1988 al 1992, e ha scritto saggi su Tolkien per il Convegno del Centenario, per molti seminari tolkieniani, per le riviste Amon Hen e Mallorn […]. Ha composto cinque cicli di canzoni su temi tolkieniani: The Fall of Gondolin, The Children of Hurin, The Flight of the Noldor e (assieme a Ted Nasmith) Beren and Luthien. Ha scritto poesie e racconti dall’età di 14 anni, romanzi dall’età di 20 anni, canzoni dell’età di 21 anni. Ha scritto fantascienza, fantasy e romanzi realistici. La sua saga fantasy principale (cinque libri già scritti e uno in corso) si svolge nel Mondo delle Fate e racconta le vite delle creature non-umane all’interno del loro ambiente proprio. Sta anche componendo musica per orchestra di vari generi.

Ha fondato la rivista Nigglings nel 1991 sullo spunto di tre racconti che erano serviti per raccogliere fondi per il compleanno di Priscilla Tolkien , essi ebbero così successo che coi soldi si poterono comprare regali anche per Christopher Tolkien e Rayner Unwin. Il nome “nigglings” deriva da un gioco di parole tra il nome del gruppo letterario di Tolkien, gli Inklings, e il nome del protagonista di un racconto di Tolkien, Niggle. Il verbo “to niggle” significa lavorare ossessivamente a qualcosa per ottenere la perfezione. Finora esistono 21 numeri ordinari della rivista – che contengono racconti ambientati soprattutto nella Terra di Mezzo – e 20 numeri speciali che sono di solito a tema o contengono romanzi brevi. Uno di questi romanzi brevi – A Glade in Ithilien – è già stato tradotto e pubblicato da noi sulla rivista tolkieniana Endòre e poi pubblicato integralmente come ebook: Una Radura nell’Ithilien, Simonelli editore, Milano, 2005. Anche un altro di questi romanzi brevi – The Black Book of the Red Keep – è stato tradotto a puntate su Endòre (numeri 8, 9, 10) ed oggi lo vedete pubblicato intero come e-book presso Simonelli Editore di Milano. Se dunque lo avete comprato, ora avete in mano (rectius, sullo schermo, trattandosi di un e-book) una storia scritta da un autore vivente, Alex Lewis, ma in qualche modo scritta anche da un autore che vivente non è più , John Ronald Reuel Tolkien. Siamo di fronte a una “Tolkien-inspired fiction”: Lewis prende le storie de Il Signore degli Anelli e de Il Silmarillion riguardanti il Re Isildur, e si insinua in mezzo ad esse inventando altre storie che però non abbiano contraddizioni con quelle di Tolkien, ma anzi, secondo Lewis, ne facciano emergere alcune sorprendenti (ma logiche) implicazioni.

Di certo non si tratta di una operazione nuova in letteratura: nell’Antichità era comunissima e i greci “poeti ciclici” scrivevano sequel, digressioni, integrazioni e – più in specifico similmente al nostro caso – anche variazioni alternative delle varie storie di Odisseo o Eracle o Teseo. “Ciclo troiano”, “ciclo tebano” e così via, tutta la mitologia greca è un corpus collettivo in cui lo spazio del copyright individuale è assai ridotto, e comunque limitato solo all’età Classica e a quella Ellenistica. In quella Arcaica e nel Medioevo ellenico semplicemente non esisteva. Ben più recentemente (ma sempre tanto tempo fa), in età Cristiana, vediamo il “ciclo carolingio” che dall’apocrifo Turpino si dipana fino all’umanista Boiardo e al rinascimentale Ariosto. Cosa ha fatto veramente Roland/Orlando, quale era “veramente” la sua personalità? E molto più intricati sono i casi dei cicli “arturiano” e “nibelungico”, cicli magmatici e di origini incerte in mezzo alle cui nebbie Chretien de Troyes e, rispettivamente, Snorri Sturluson si ergono né soli, né primi, né più creativi di altri. XIX secolo: Mary Shelley e Bram Stoker inventano il mostro di Frankestein e il conte Dracula e, nel secolo successivo decine di romanzieri e di registi compongono i rispettivi cicli, copiando, interpolando, variando, contraddicendo. Prima metà del XX secolo: Lovecraft scrive i racconti di Chtulhu e nella metà successiva del secolo altri scrittori li riprendono animando di nuovo Yog Sothtoth e Nyarlathotep […]. E il versatile Stephen King riesce a imitare credibilmente lo stile narrativi proprio dell’ispettore Marlowe di Chandler e dello Sherlock Holmes di Conan Doyle (vedi: Stephen King, Nightmares and Dreamscapes, Viking Press, 1993).

C’è da dire che nel caso di Tolkien fu lo stesso autore ad auspicare l’avvento dei “poeti ciclici”. Nel 1951 scriveva a un suo possibile editore : “I cicli dovrebbero essere collegati a un maestoso insieme, e purtuttavia lasciare spazio per altre menti e altre mani”. (Letters, n° 131, George Allen & Unwin, London, 1981). Lewis non è il solo ad avere raccolto l’auspicio di Tolkien […], ma lui è la persona che lo ha fatto con più costanza ed efficacia, non solo scrivendo “poemi ciclici” tolkieniani in prima persona, ma anche stimolando tanti altri scrittori e scrittrici a farlo, avendo fondato e dirigendo sin dal 1991 la vitale rivista Nigglings che a questo scopo è dedicata […].

Ma veniamo – molto brevemente – a questo Il Libro Nero del Mastio Rosso. Esso parla di Isildur, il figlio di Elendil e re di Gondor, colui che tagliò il dito di Sauron nella battaglia dell’Ultima Alleanza e da esso tolse l’Unico Anello che, però, poi anch’egli perdette. Questo romanzo parla anche del Re Stregone, il capo dei Nazgul, che affrontò Gandalf, uccise Theoden e fu ucciso da Eowin e da Merry. Re Stregone il cui nome non fu mai pronunciato nelle storie di Tolkien. Come il romanzo di Lewis parla di Isildur e del e Stregone? Non possiamo qui dirlo per non anticipare informazioni importanti e così togliere la sorpresa al lettore. Diciamo solo che il romanzo pretende di rivelare atti e conoscenze del tutto inaspettate e paradossali per chi aveva letto solo la “storia ufficiale” e cioè quella scritta dagli Uomini di Gondor. Tutti i fatti sorprendenti e paradossali che Lewis “rivela” nel suo romanzo sono però – come egli si premura di dimostrare puntigliosamente in un dettagliato postscriptum del romanzo – sia sempre del tutto logicamente compatibili coi fatti narrati da Tolkien, sia spesso logicamente implicati da essi, come se fossero verità nascoste e più profonde che completano e spiegano con maggior e profondità e coerenza le verità – incomplete e più superficiali – della storiografia “ufficiale”. Ma “la storia è sempre scritta dai vincitori” conclude Lewis, un po’ polemicamente e un po’ amaramente.

Franco Manni, presentazione a Il Libro Nero del Mastio Rosso, Simonelli 2008.

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