Collezionando J.R.R. Tolkien

F come Fantasy

In Documenti on 22 dicembre, 2008 at 3:53 pm

F come Fantasy è il titolo del “Dossier Fantasy” uscito su l’Unità del 19 dicembre scorso. Nel pezzo di apertura Anna Maria Lorusso si domanda:

Ma cosa tiene insieme Terry Pratchett, Christopher Paolini, J.K. Rowling, J.R.R.Tolkien e Licia Troisi? Sono davvero così simili i loro romanzi? O forse il fantasy di oggi è cambiato e Brisingr è tutt’altra cosa dal Signore degli Anelli?

Inizio promettente. Peccato che la questione, senz’altro impegnativa, venga del tutto ignorata nel seguito dell’articolo. Al contrario Lorusso si impegna a mettere in luce ciò che, a suo parere, i romanzi ascrivibili al genere fantasy avrebbero in comune. Nel procedimento inciampa in una serie di imprecisioni o, per dirla in maniera politicamente scorretta, banali luoghi comuni. A questa prima parte dell’articolo è dedicata una brillante risposta di Saverio Simonelli su La Compagnia del Libro.

La seconda parte del pezzo è francamente sconcertante. Ci si avventura nel tentativo di individuare similitudini e differenze tra genere fantasy e, udite udite, reality show televisivi. Avevate mai notato che

Dietro l’apparente opposizione (un genere che trasforma la finzione in realtà e l’altro che trasforma la realtà in finzione), forse c’è più di un punto in comune: il percorso di formazione, ad esempio (tutti si temprano, tanto sull’Isola quanto nella Terra di Mezzo); la fortissima polemizzazione della realtà (mors tua, vita mea, sempre); la semplificazione e l’estremizzazione delle passioni (non ci sono tante sfumature, in questi mondi)

Di percorsi di formazione è infarcita la letteratura tutta. Il tema della formazione individuale (e non di rado collettiva) è un vero e proprio caposaldo, un ingrediente del brodo primordiale letterario, un classico a prescindere dal genere a cui si volga lo sguardo. Ci sfugge cosa si intenda precisamente, in riferimento al genere fantasy, per “fortissima polemizzazione della realtà”. Si potrebbero citare innumerevoli testi, classici e non, che della critica alla realtà fanno il loro asse portante. Per manifesta ignoranza poi non tentiamo neppure di comprendere in cosa i reality shows polemizzino con la realtà. Sulla presunta mancanza di sfumature issiamo bandiera bianca, rinviando alla già citata nota di Simonelli. Lorusso non si limita alle similitudini. Annota anche alcune differenze, piuttosto nette:

il mondo fantasy è un mondo assiologizzato (c’è il Bene e c’è il Male), quello dei reality no (tutto dipende, dal momento, dal contesto, da come le cose sono andate….). Il mondo fantasy sa cosa si deve fare, nel reality l’importante è sopravvivere. Uno è religioso insomma, l’altro è darwiniano.

Addirittura. Ci pare insomma che non solo non si risponda alla domanda iniziale (il fantasy è cambiato, e in che modo, rispetto ai classici che definirono il genere?) ma nemmeno si individuano correttamente gli elementi comuni al (supposto) genere. Ci domandiamo infine perchè si senta la necessità di accostare un genere letterario a un certo tipo di produzione televisiva. Che non si tratti di un semplice pretesto, di un trucco giornalistico predisposto per attirare l’occhio e dunque l’attenzione del distratto lettore? O si vuol forse suggerire, inconsciamente o meno, che i target di riferimento dei due prodotti sono gli stessi?

A salvare il salvabile ci pensa Roberto Arduini nei due interventi successivi. Spicca l’intervista a Gianfranco Manfredi nella quale si fa il punto sul recente fenomeno adolescenzial-vampiresco-letterario. L’argomento è affrontato senza il benché minimo timore reverenziale nei confronti dei classici (“Dracula di per sé è finito. Il romanzo di Stoker è illeggibile per i ragazzi di oggi.”). Manfredi tra l’altro offre anche una risposta – indiretta e involontaria –  alla mania classificatoria di Lorusso:

Da più di vent’anni i generi si sono talmente incrociati e sovrapposti che nessun genere può più essere considerato «puro». Il vero limite oggi non è di genere, ma stilistico. Chi si rivolge a lettori immaturi, tende a un linguaggio basic. Chi si sente più stimolato dai cosiddetti lettori forti, è sempre alla ricerca di uno stile di scrittura adeguato ai tempi.

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